commiato. Commento all'intervento di Giovanni Pascuzzi 22 marzo 2014
Giovanni Pascuzzi, nel suo
editoriale di venerdì scorso, invoca il
risarcimento agli elettori , attraverso una class action immagino, per il danno enorme provocato dalla legge “ad personam” sui privilegi ai consiglieri regionali. Detto questo, è lo stesso Pascuzzi a sostenere che la risposta a questo crollo
del sistema non può che essere politica, al di là di ogni valutazione di tipo
giuridico. La via maestra, quella delle dimissioni dei “professionisti della
politica” che siedono in Consiglio da più di una legislatura, dovrebbe essere
indicata dai soggetti politici, partiti e movimenti, che hanno concorso a far
eleggere gli inconsapevoli che hanno votato l’ormai famoso emendamento. Ciò non
è avvenuto né sta avvenendo, come provato dal perdurante ed assordante silenzio
del PD, partito di maggioranza relativa. Il giusto richiamo di Pascuzzi ai
padri fondatori dell’autogoverno trentino non trova orecchie pronte a
recepirlo, e ciò non potrà che
comportare un ritorno all’indietro, a forme di statalismo che credavamo
superate. Anche il tentativo di rilanciare l’autogoverno, attraverso il disegno
di legge di iniziativa popolare per la democrazia diretta incardinato in Prima
Commissione legislativa, rischia di giungere fuori tempo massimo, consegnato
come è nelle mani di un Consiglio ormai
delegittimato. Ricordando come per molto meno di ciò che oggi è accaduto, ai tempi della Prima
Repubblica l’intera giunta provinciale
venne azzerata, sorge spontanea la domanda: ci sarà “un giudice a Berlino” disposto
a mettere un po’ d’ordine ai fatti di casa nostra? Se la politica tradizionale resta inerte,
per non dover ricorrere
all’azione di supplenza della magistratura è possibile che sia il popolo ad agire
in prima persona costituendo un comitato “No ai privilegi” largamente rappresentativo delle diverse categorie sociali; la
ricostituzione del tessuto democratico e rappresentativo dovrà avvenire
attraverso una prima fase movimentista, che dovrà avere come
parola d’ordine il buon
governo posato sugli antichi usi civici
che giustamente Pascuzzi richiama. Solo
dopo aver riavviato un nuovo patto fra rappresentati e rappresentanti si potrà
tornare a dividersi fra partiti, secondo le regole classiche dello Stato
moderno: è necessario, al punto in cui siamo, ricorrere a forme inedite di
rappresentanza della volontà dei cittadini elettori , ritirando la delega in
bianco prorogata per troppo tempo a fantasmi di partiti anni luce lontani dal
dettato costituzionale.